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Stato delle sponde e della vegetazione ripariale  

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marco.lauteri
(@marco-lauteri)
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Post: 5
04/03/2020 5:04 pm  

Il tema dell'erosione operata dal fiume nel suo alveo è strettamente legato allo stato di naturalità delle fasce di vegetazione ripariale. Questa vegetazione fa parte delle così dette fasce azonali. Infatti le caratteristiche ecologiche delle sponde sono talmente peculiari da permettere a molte specie specialistiche di estendersi lungo gradienti altimetrici (e dunque climatici) marcati: ovvero dal corso planiziale fino agli impluvi collinari e montani di un reticolo idrografico. Il tenace e fitto reticolo radicale trattiene il suolo delle sponde mentre la struttura aerea del bosco frena il decorso dell'acqua negli episodi di piena, limitandone così il potere erosivo. In prossimità delle casse di espansione in ambito golenale, è questa azione di rallentamento che favorisce il rallentamento dell'onda di piena, il suo montare e la sua esondazione in golena. Qualora l'alveo sia sano, l'esondazione di questo tipo può proteggere le zone a valle più vulnerabili: quelle più densamente popolate, dove il corso fluviale si trova spesso costretto entro argini a sezione angusta. La biodiversità delle fasce azonali è spesso esuberante, dato il carattere di ecotono di queste biocenosi ovvero dato il loro significato di ambienti di transizione (es., dall'acqua alla terra ferma) dove la ricchezza di condizioni ambientali (e dunque di nicchie ecologiche) è esaltata. L'ornitologo gode in questi habitat data la ricchezza di avifauna, vera spia, questa, di condizioni ambientali e catene trofiche lussureggianti. Gli ardeidi (aironi e garzette) impazzano in allegra compagnia con cormorani, marangoni, anatidi, corvidi, nibbi e falchi di varie specie, mentre i melodiosi silvidi trovano rifugio e pabulum in boschi a volte estremamente densi ed oscuri. Sono tutti bioindicatori visibili ed udibili. Il loro benessere indica il benessere e l'equilibrio di biocenosi complesse e ricche, tutte articolate intorno alla presenza di sua Maestà: il fiume con la sua ricca biocenosi acquatica.

Innegabili, dunque, i benefici ed i servizi ecosistemici forniti da un paesaggio ripariale sano e vitale, a partire dalla vegetazione ripariale. Tuttavia, un'analisi accurata del bacino idrografico nel suo complesso può facilmente evidenziare criticità e punti di vulnerabilità che possono subire gravi conseguenze da un mancato monitoraggio e da una mancata gestione delle situazioni più a monte. L'attenzione deve di nuovo porsi sulle aree più urbanizzate ed infrastrutturate a ridosso dell'asta fluviale. Qui, ogni costrizione delle sezioni di alveo corrisponde ad un'espansione del rischio idraulico. Qui, la mancanza di adeguata gestione a monte può riflettersi in situazioni di collasso delle proprietà idrauliche dell'alveo. In particolare, riferendoci alle formazioni vegetazionali ripariali più naturali e disetanee, quelle dove dense popolazioni di salici, pioppi e ontani colonizzano le fasce spondali, il normale avvicendamento di alberi giovani e sani su individui deperienti e in disseccamento genera condizioni di rischio per le zone più costrette, ad esempio dalle arcate di ponti, a valle. Il problema ecologico è a questo punto delicato. Un tronco morto in foresta genera, rovinando al suolo, un'apertura forestale, una radura. E' questo un biotopo, un luogo biologico, definito "sicuro". E' sicuro e necessario per il reclutamento di nuovi e giovani individui arborei che prenderanno luogo sul vecchio, del quale sfrutteranno la fertilità rilasciata durante la degradazione della biomassa legnosa. E' Araba Fenice forestale, è la foresta che rinasce e si perpetua sulle proprie spoglie. Tuttavia, queste spoglie sono tronchi e branche per lo più di grosse dimensioni, capaci di occludere il deflusso di arcate di ponte importanti e determinare rischi idraulici inaccettabili nelle zone più vulnerabili: appunto quelle molto popolate ed oggetto di grandi investimenti strutturali ed infrastrutturali. Una oculata gestione delle fasce ripariali a monte, con taglio ed asportazione della così detta necromassa, può apparire azione virtuosa e risolutiva. Taglio e asportazione di questo materiale  può, tuttavia, generare conflitti tra chi sfrutterebbe la risorsa in sé (centrali a biomasse?) e chi la risorsa vuole conservare e proteggere nella sua accezione più genuina di naturalità (associazionismo ecologista?).

E' necessario, allora, dialogo sull'argomento e proposizione di nuovi modelli gestionali delle risorse naturalistiche spondali. Modelli rispettosi della conservazione delle risorse ambientali e, parimente, attenti a garantire i minori livelli di rischio possibile per la popolazione.

Un saluto ed un invito alla discussione

Marco Lauteri


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marco.lauteri
(@marco-lauteri)
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Registrato: 4 mesi fa
Post: 5
05/03/2020 3:19 pm  

Allego una pubblicazione ARPA Piemonte in materia di gestione vegetazione ripariale

Marco


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